La parola #compassione in azienda è associata alla parola “loser”, perdente.

Lo psicologo Ugo Morelli, nel suo ultimo libro, invece definisce “psicotiche” alcune parole normalmente associate ai “vincenti”, come #successo ed #eccellenza, e sostiene che sostituirle con #umiltà e #incertezza ci aiuterebbe ad abitare meglio la complessità del nostro tempo.
Nella recensione del libro sul Il Sole 24 Ore del 3/01, leggo: “Prepararsi a reggere le crisi anche dal punto di vista psicologico, emotivo, culturale, infatti, è sicuramente uno snodo cruciale nella sfida più generale che ci attende che è quella di cambiare rotta.
“Questo è il momento opportuno per capire (…)che la socialità non è semplicemente il fatto di essere vicini e numerosi” e, aggiungo io, sempre #connessi. “Ma è la capacità di rispondere al grido di dolore dell’altro, di non essere indifferente all’appello dell’altro. Di provare amore, compassione. Di sollevare gli occhi verso il volto dell’altro, che oggi ci appare sullo schermo delle chat e dei #webinar.“

Sono convinta che in un futuro non troppo lontano, quando dirò che nei miei percorsi di #coaching uso anche tecniche di #compassione per approcciare il #business, non sarò più guardata come una Loser. 

Che dite, sono una sognatrice?

 #neuroactivecoach

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