Più ci esprimiamo in modo #autentico e #genuino, in particolare riguardo alle #esperienze personali e persino alle #insicurezze interiori, più gli altri possono diventare ricettivi al nostro stile comunicativo, e più si sentono sicuri e liberi di esprimersi. 

Il nostro #approccio produce una #risonanza positiva sullo #spirito del nostro interlocutore: così si instaura un’autentica #empatiacreativa, che genera nuove scoperte e insegnamenti, e un senso di eccitazione e di avventura che fa andare avanti il rapporto con l’altro.

Pensate di afferrare una palla. 
Può sembrare facile, ma il #cervello deve compiere passaggi importanti anche per eseguire il movimento più semplice.
Ogni azione necessita di una #pianificazione: la palla sarà pesante o leggera?
Da quale direzione proviene e a quale velocità? 
Ci vuole coordinazione: come possiamo atteggiare automaticamente le braccia per afferrare e qual è il modo migliore? 
C’è poi l’#esecuzione: le braccia sono al posto giusto e le dita si chiudono nel momento esatto?
Noi diamo tutto per scontato, invece i neuroscienziati sanno che le #areecerebrali coinvolte sono molte, e che in queste aree l’attività neurale forma una lunga catena di comandi, una gerarchia motoria – dalla corteccia cerebrale e dai gangli della base, fino al cervelletto e al midollo spinale. 
Come mettere ordine ai comandi? 
Quale allenamento mettere in pratica per acquisire nuove competenze al lavoro? 
Come sviluppare nuove #abilità?

Saltatrice dell’anno: come ha fatto in un anno di pandemia?
La sua #fortuna? Essere #testarda e avere una grande #passione.

Lei stessa dice che è stata la #tenacia a farla andare avanti, perché gli intoppi ci sono sempre, ma cosa determina il successo?
La #proattività.
Lei ne è un esempio concreto: vive in UK, e durante la pandemia ha perso il lavoro; la sua risposta a questa difficoltà è stata: “Le occasioni di lavoro non mancano, bisogna cercarle”.

Quanto sei “testardo” (motivato) nel raggiungere il tuo #obiettivo?


Un recente articolo pubblicato su Harvard Business Review riporta chiari esempi di leadership che non funzionano: Donald Trump, Boris Johnson e Jair Bolsonaro; altri esempi, invece, sono presentati invece come #innovativi.

Una è Oprah Winfrey, la prima donna nera milionaria in carriera da imprenditrice; l’altra è Satya Nadella, che risollevò Microsoft e ne trasformò la cultura aziendale; e infine Howard Schultz, che tornò in Starbucks nel 2007.

Scommetto che non li conoscete e non sapete cosa hanno in comune: sono tre leader che hanno messo al centro la #vulnerabilità.

Compassione: significa riconoscere che siamo #esseriumani e riconoscerlo nel prossimo o nel team, ed è il primo passo per farsi ascoltare. 
Se non ti ascoltano, caro #manager, come puoi portare #risultati

E come si coltiva la vulnerabilità, intesa come stile di leadership? 

Come si fa a ricordarsi che si ha a che fare con esseri umani, prima che con “risorse”? 

Nel link alcuni suggerimenti.

https://lnkd.in/d65_4P2

Un #sistema nervoso sano è in grado di adattarsi alle dinamiche dovute alle variazioni di fattori interni ed esterni. 

A volte succede che perda questa sua capacità di adattarsi: il Neurofeedback Dinamico non Lineare porta il tuo #cervello a ritrovare questa “flessibilità” mentale rafforzando le sue dinamiche complesse di #adattamento

Ne deriva un sistema nervoso centrale più flessibile e più reattivo psicologicamente, cognitivamente e fisiologicamente.

Un mio capo diceva sempre: “Chi lavora #sbaglia”. 
Eppure io, quando sbagliavo (lo ammetto, è capitato) in due minuti passavo da essere alta 1 metro e 84 cm a 1 metro, tornavo piccola, mi mettevo in castigo da sola e mi sarei frustata.

Essere troppo #autocritici ci porta ad essere più #stressati, infelici e porta alla #procrastinazione. Ed è un circolo vizioso: se procrastini non raggiungi i risultati, ti dai la colpa per non aver fatto i compiti e ti autoflagelli.

Ebbene, si può uscire da questo vicolo cieco con le tecniche di
#compassione
Non mi credete? Lo dice anche la BBC nell’articolo
qui sotto: “Self- compassion can be trained” (si può imparare ad essere compassionevole verso se stessi).

Io so essere compassionevole, e tu? Vuoi imparare?

https://www.bbc.com/worklife/article/20210111-why-self-compassion-not-self-esteem-leads-to-success

Hai seguito il consiglio di visualizzare il tuo #obiettivo a fine anno? Lo sai che visualizzarlo non basta per raggiungerlo? 
Devi pensare alla #strategia e gli #ostacoli

Esempio: se vuoi raggiungere la montagna, non puoi – prima della partenza – soltanto dire: “Che bello, arriverò in cima!”. 
Devi pensare anche al #viaggio, durante il quale probabilmente ci saranno giorni in cui ti faranno male i piedi: meglio dotarsi di scarpe buone.

Se non pensi agli #ostacoli che troverai nel cammino, non svilupperai nessuno sforzo #cognitivo per capire gli ostacoli.
Al contrario, se pensi solo a quelli, ti soffermerai solo sulle difficoltà e non riuscirai mai a fare nulla. 

Tu che tipo sei?
1)Visualizzi l’obiettivo come un sogno, e pensi che le energie dell’universo ti aiuteranno?
2)Fissi l’obiettivo, pensi a quali ostacoli potresti incontrare, e ti organizzi?
3)Pensi solo agli ostacoli, non al beneficio che ne ricaverai, e procrastini la partenza?

Prima di partire, prendi tempo per visualizzare l’#obiettivo e valutare gli ostacoli: questa è la vera tecnica di visualizzazione ed è il modo migliore per raggiungere la meta.

Ma non basta: serve una programmazione. 

Ecco uno strumento: WOOP PROGRAM – DI GABRIELE OETTINGEN 

1) Think about your wish: pensa a cosa vorresti ottenere, ma in maniera specifica e misurabile.

Esempio: meditare  3 volte a settimana

2) The best outcome: elenca tutti benefici che otterrai dal raggiungimento di quello che desideri.

Esempio: starò meglio, cosa posso fare…

3) Potential obstacles: immagina tutti gli ostacoli che possono incontrare.

Esempio: la sera sono stanca, avrò una settimana impegnativa, …

4) your if / then plan: ok allora come posso fare? Trovo un piano B.

Esempio: mi organizzo per farlo on line con un’amica, fissando un appuntamento preciso.

Dopo aver visto il documentario #TheSocialDilemma, un mio #coachee mi ha detto: “Il film mostra come la tecnologia #manipola la nostra #mente. Ma che posso fare? Non posso disconnettermi.”
Anche la sociologa Judy Wajcman l’ha rimarcato (https://lnkd.in/dg-4fTD ):“I migliori #psicologi del mondo vengono ingaggiati dalle aziende per capire come manipolare le persone, per fare in modo che restino sempre online (…): più traffico le tecnologie sono in grado di creare, più profitti si generano”. 

Ho sentito le stesse cose negli anni ’90, a proposito della TV, e quando ho studiato retail. Il marketing influenza le nostre scelte, ma noi possiamo definire la nostra dieta, i nostri bisogni, le nostre possibilità e infine decidere cosa avere in libreria, se accendere la tv, e come trascorrere il nostro tempo. 
Oggi non possiamo semplicemente rifiutare gli smartphone e tornare alla natura; ma possiamo usarli in un modo per noi più funzionale. Per farlo, serve avere consapevolezza di ciò che vogliamo; serve conoscere gli strumenti ed eventuali criticità; infine, servono #strategie e forza di volontà. 

È difficile, ma possibile: se abbiamo imparato a spegnere la tv e anche la mente con la #mindfulness, possiamo spegnere anche il telefono e le relative app.
#neuroactivecoach

La parola #compassione in azienda è associata alla parola “loser”, perdente.

Lo psicologo Ugo Morelli, nel suo ultimo libro, invece definisce “psicotiche” alcune parole normalmente associate ai “vincenti”, come #successo ed #eccellenza, e sostiene che sostituirle con #umiltà e #incertezza ci aiuterebbe ad abitare meglio la complessità del nostro tempo.
Nella recensione del libro sul Il Sole 24 Ore del 3/01, leggo: “Prepararsi a reggere le crisi anche dal punto di vista psicologico, emotivo, culturale, infatti, è sicuramente uno snodo cruciale nella sfida più generale che ci attende che è quella di cambiare rotta.
“Questo è il momento opportuno per capire (…)che la socialità non è semplicemente il fatto di essere vicini e numerosi” e, aggiungo io, sempre #connessi. “Ma è la capacità di rispondere al grido di dolore dell’altro, di non essere indifferente all’appello dell’altro. Di provare amore, compassione. Di sollevare gli occhi verso il volto dell’altro, che oggi ci appare sullo schermo delle chat e dei #webinar.“

Sono convinta che in un futuro non troppo lontano, quando dirò che nei miei percorsi di #coaching uso anche tecniche di #compassione per approcciare il #business, non sarò più guardata come una Loser. 

Che dite, sono una sognatrice?

 #neuroactivecoach

Lo sapevate che persone maggiormente #resilienti hanno una maggior #fiducia nelle proprie capacità e di regolare le emozioni e adattarsi ai #cambiamenti della vita?

Grazie a queste attitudini e potenzialità individuali, in queste persone si rileva una riduzione del 65% dei disturbi ansiosi e del 69% dei disturbi depressivi. 

Lo spiega lo psicoanalista Massimo Ammaniti sul Corriere: “Sicuramente la resilienza è legata al temperamento personale, ma è una qualità che si può sviluppare nel corso della vita, ad esempio evitando di irrigidirsi nelle proprie convinzioni ed accettando anche il punto di vista degli altri senza sentirsene minacciati, in altri termini non mettendo in primo piano continuamente il proprio sé.”

Come si fa? E’ un #allenamento cerebrale.
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Più di 20 milioni di italiani allena il proprio corpo con attività sportive, ma il cervello? 

Ci avete mai pensato?